Decalogo VIII: Mistica

Uno degli strumenti per affrontare una situazione di crisi è la spiritualità mistica. Il contenuto centrale dell’esperienza mistica è una vivissima sensazione, un’intuizione spontanea della presenza di Dio in noi e nel mondo. L’esperienza mistica è, perciò qualcosa che ha a che fare con la complessa totalità della vita dell’uomo.          La mistica è propria solo al cristianesimo? Se così, come si può parlare di un rimedio universale per affrontare una situazione di crisi?          L’esperienza mistica è un fenomeno universale. Esiste anche la “mistica laica”. Alcuni lo chiamano esperienza di vertice ed è stata elaborata dall’eminente pensatore rumeno Mircea Eliade. Gli elementi di questa esperienza sono: a) la consapevolezza di far parte di una realtà più ampia, dell’universo che ha un senso; b) dentro di questa realtà anche la mia vita ha uno scopo; c) segue che io non sono una vittima delle circostanze, ma sono un protagonista costruttivo dell’universo; d) questa consapevolezza dà forza per affrontare anche le situazioni di crisi, per combattere e per superare le difficoltà e conservare così la gioia di vita.          Quando si parla dell’esperienza mistica, do solito pensiamo a “grandi mistici” della storia che hanno avuto visioni ed altri fenomeni straordinari, come per es. Santa Teresa d’Avila, San Giovanni della Croce ed altri. Oggi tali fenomeni non si riscontrano più. Significa che non esiste più il misticismo?          Fino all’inizio del secolo 18 si parlava soltanto di grande misticismo, ma con la spiritualità di Santa Teresa di Lisieux è entrato nella consapevolezza cristiana che esiste anche la “piccola mistica”, o la mistica della vita quotidiana. Tale esperienza mistica è a portata di mano a tutti noi.          Quali sono...

Decalogo VII: ascetismo

         Il termine ascetismo deriva da „ascesi” (dal greco antico askesis), una parola che in origine significava esercizio, allenamento di un atleta per il superamento di una prova. Tale “prova” nella vita spirituale è la scoperta della propria libertà. Gesù stesso formulava sempre così le sue chiamate: „se vuoi essere… perfetto, …seguire me, …essere mio discepolo” ecc. facendo riferimento alla libertà fondamentale della persona. La scoperta di questa fondamentale libertà davanti a Dio si vive come l’ascesi.          Nell’uso comune la parola “ascesi” ha un significato negativo: rinunce, sacrifici, penitenze. Come si può definire l’ascesi in senso positivo?          L’ascesi primariamente non è una esperienza negativa in senso della percezione della propria miseria, dei propri limiti, la gravità dei propri peccati, bensì si propone come una esperienza positiva, esultante, entusiasmante che ha come contenuto il desiderio di conquistare la propria libertà. Il cammino verso la maturità personale include anche il desiderio di non essere dipendenti dai bisogni e dai condizionamenti, ma essere padroni della propria vita. Questo cammino verso la libertà interiore si esercita attraverso rinunce, digiuni, sacrifici.          Quali sono le forme dell’ascesi, o forse meglio chiamarla dall’ora in poi, gli strumenti del “combattimento per la libertà”?          È utile distinguere due forme di libertà. Il primo aspetto della libertà è essere liberi da condizionamenti, dalle diverse dipendenze, dai bisogni artificiali; il secondo aspetto è essere liberi per amare, servire, crescere.          La lotta per la libertà da condizionamenti si esercita attraverso rinunce, sacrifici e perseveranza. Si tratta della disciplina nella vita. La logica di questi esercizi è la seguente: il digiuno = io mangio quanto e quando voglio e non sono dipendente dalla qualità del cibo o dal mio appetito;...

Decalogo VI: comunione

         Comunione significa condividere con gli altri la propria situazione di crisi. L’isolamento impoverisce; la comunione è invece ricerca sapiente della persona alla quale aprire il cuore e chiedere assistenza. Prioritariamente, tale persona è Dio. Fratelli e sorelle partecipano al travaglio della crisi mediante la solidarietà operosa, con la loro amicizia. Domanda          Chi entrano in questo cerchio di persone come possibili interlocutori? Risposta          Il primo interlocutore in ogni situazione di crisi per noi credenti è Dio. Esempi per tale comunione sono i Salmi che spesso riportano le lamentele, ma anche la fiduciosa preghiera dell’uomo che chiede aiuto da Dio. Un buon esempio è il Salmo 66,20: “Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia”.          Noi credenti abbiamo diversi punti di riferimento di appartenenza ad una comunità. Il Catechismo della Chiesa Cattolica enumera le diverse comunioni.          La Chiesa è comunione dei santi: Questo termine designa la comunione delle persone sante nel Cristo che è morto per tutti, in modo che quanto ognuno fa o soffre in e per Cristo porta frutto per tutti.          Noi crediamo anche alla comunione di tutti i fedeli di Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la loro purificazione e dei beati del cielo; tutti insieme formano una sola Chiesa. Noi crediamo che in questa comunione l’amore misericordioso di Dio e dei suoi santi ascolta costantemente le nostre preghiere. (CCC, 960-962).          Invocare perciò i Santi, pregare per i nostri cari defunti, significa vivere una comunione che ci aiuta a superare i momenti di crisi. Domanda          Il senso della comunione sembra sia un’esperienza universale? Risposta          La convinzione di poter contare sulla presenza e sulla comprensione degli altri è un’esperienza universale....

Decalogo V: esemplarità

         Uno dei metodi di affrontare una situazione di crisi è l’esemplarità. L’esemplarità semplicemente significa osservare l’esperienza delle crisi altrui. Ogni esistenza è irripetibile e ogni esperienza è singolare. Ma è preziosa l’esperienza di quanti sono transitati per una crisi; l’attenta intelligen­za sa scoprire i frammenti di analogia tra sé e il modello e tra­sferirli proficuamente nella propria situazione. La galleria degli esempi nella spiritualità è popo­lata di figure della Bibbia, della tradizione e dell’attualità ecclesia­le e può segnalarne numerosi nelle altre religioni. Domanda          L’esemplarità allora ha molti significati? Risposta          L’esemplarità è un concetto comune alla spiritualità, alla pedagogia e alla religione.          In spiritualità l’esemplarità significa osservare il comportamento di un’altra persona e imparare dalla sua esperienza. Era la saggezza dei antichi monaci: “Se non sai pregare, osserva i tuoi fratelli come pregano”. Anche il Cardinale Carlo Maria Martini ha utilizzato questo incoraggiamento, applicandolo alla fede: “Se ti sembra di non poter credere, osserva grandi personaggi che credevano”. Leggere la vita dei Santi può servire altrettante come incoraggiamento positivo di non arrendersi nelle situazioni di crisi.  L’agiografia cristiana rappresenta una documentazione convincente dell’esito positivo delle crisi dell’uomo. L’egiziano s. Antonio (ca. 250-365), fondatore del monachesimo, imprime una svolta ascensionale alla sua esistenza cristiana quando è colpito dall’esortazione evangelica ad abbandonare ogni cosa per seguire Cristo (Mt 19,21). Da notare la dinamica della soluzione della crisi: nella situazione interiore, forse inspiegabile del momento, egli valuta una parola probabilmente non nuova, in modo differente, come una chiamata indirizzata a lui personalmente. Antonio si trova in una crisi. L’ascolto totalizzante della parola del Signore è il senso emblematico di questa crisi. – La domanda per noi è: “Che messaggio manda Dio per me personalmente,...

Decalog IV: cultura

 Nelle situazioni di crisi la conoscenza della propria cultura di appartenenza può offrire punti salvifici per superare la crisi. Domanda          Come si definisce la cultura? Risposta          La cultura è il modo di comportarsi di un popolo. I contenuti principali della cultura sono:          a) Credenze culturali. – Il sistema di credenze di una società comprende la totalità delle nozioni – idee, conoscenze, superstizioni, miti e leggende – condivise dalla maggior parte dei suoi membri. Mito e leggenda costituiscono un elemento importantissimo nel folklore di ogni società; essi servono da fondamento alla continuità della vita sociale e della cultura; tramite essi il mondo riceve ordine e significato. Tutti i popoli hanno qualche mito sull’origine della propria nazione, esistono grandi eroi storici che combattevano contro i nemici del proprio popolo, si venerano santi protettori che rappresentano l’ideale religioso del popolo.           b) Valori culturali. – Il valore è una classe particolarmente importante delle credenze condivise dai membri di una società, e concerne ciò che è desiderabile o „bene”, o ciò che dovrebbe essere tale. I valori più importanti della nostra cultura sono la religione, la famiglia, l’amicizia, i vicini e l’ospitalità.          c) Norme culturali. – Sono le regole o gli standard, accettati dai membri della società che specificano i dettagli di un comportamento appropriato o inappropriato nell’eventi sociali. Le norme si distinguono in: 1) usanze (quando la conformità ad esse non è considerata vitale ai fini del benessere del gruppo, per es. portare la cravatta in circostanze di qualche solennità) e 2) costumi (norme che precisano comportamenti di estrema importanza per la società, e che ne incarnano i fondamentali valori morali,...