Don Vincenzo Lai: 12 marzo 2017

Don Vincenzo Lai: 12 marzo 2017

Per trovare la felicità, bisogna cercare la felicità degli altri. Il migliorel’unico modo di servire se stessi, è servire gli altri uomini

(Lev TolstojPer trovare la felicità)

 

Non c’è nulla che mi affascini di più che parlare di Maria.
Ella è una scintillante stella che si alza sull’immensità del mare umano e sfavilla con i suoi meriti.
O tu, che ti senti sbattuto dai flutti di questo mondo in mezzo ad uragani e a tempeste, non abbandonare con gli occhi la luce di quella stella se non vuoi fare naufragio.
Se si leva il vento delle tentazioni, se lo scoglio delle tribolazioni ostacola la tua rotta, guarda la stella, invoca Maria.

Se sei sbattuto dalle onde dell’orgoglio, dell’ambizione, del rancore, della gelosia, guarda la stessa, invoca Maria.

Se la collera, l’avarizia, i desideri impuri squassano il vascello della tua animaguarda a Maria.

Se turbato dall’enormità dei tuoi peccati, vergognoso delle brutture della tua coscienza, spaventato dal giudizio divino, cominci a lasciarti andare alla tristezza, a scivolare nella disperazione, pensa a Maria.

Nei pericoli, nelle angosce, nei dubbi, pensa a Maria, invoca Maria.

Il suo nome non si allontani mai dalle tue labbranon si allontani mai dal tuo cuore

 (San BernardoInvoca Maria)

 

Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce.

Le pecore del Signore l’hanno seguito “nella tribolazione e nella persecuzione” (cf. Gv 10,4), nella vergogna e nella “fame” (cf. Rm 8,35), nell’infermità e nella tentazione e in altre simili cose, e per questo hanno ricevuto dal Signore la vita eterna.

Perciò è grande vergogna per noi, servi di Dioche i santi hanno compiuto le opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il solo raccontarle

(San FrancescoL’imitazione del Signore, in Ammonizione VIFF 155)

 

Dio onnipotente, Padre misericordioso e Signore buono, abbi misericordia di me peccatore. Perdona i miei peccati. Fa’ che io sia vigile, che vinca tutte le insidie, le tentazioni e i pericolosi diletti; che io eviti completamente col pensiero e con l’azione ciò che tu proibisci, che io esegua e rispetti ciò che tu ordini. Fammi credere, sperare, amare, vivere ciò che sai e vuoi, quanto e come lo sai e lo vuoi. Fa’ che io abbia la compunzione della pietà e dell’umiltà, giusta astinenza e mortificazione della carne, per amare te, per pregarti, lodarti e meditarti”

(Anselmo d’AostaAbbi misericordia di me peccatore)

 

E’ nel mezzo delle tentazioni che si conosce l’amore, non in luoghi segreti; e, credetemi, il nostro beneficio sarà incomparabilmente maggiore, anche se si possono commettere errori e si può anche cadere.

Noi giungiamo a conoscere quello che siamo e se le nostre virtù sono reali. Chi è sempre solo, per quanto santo creda di essere, non può sapere se è paziente ed umile e non ha mezzi per saperlo. Ritengo che un solo giorno di quella conoscenza di sé che rende umili, per quanto ci provochi tristezza e dolore, sia una grazia concessaci da nostro Signore, più grande di molti giorni di preghiera.

Sarebbe triste se potessimo pregare soltanto in luoghi segreti

(Santa Teresa di GesùLa prova del vero amore)

“L’uomo moderno si adatta ad ogni cosaè capace di farsi l’avvocato delle cose cattive, pur di sostenere la libertà del proprio piacimento e che tutto può e deve manifestarsi senza alcuna preclusione nei confronti del male: una libertà indiscriminata per tutto ciò che è illecito. Si finisce così per autorizzare tutte le espressioni di vita inferiore; l’istinto prende il sopravvento sulla ragione, l’interesse sul dovere, il vantaggio personale sul benessere comune. L’egoismo diviene perciò sovrano nella vita dell’individuo e in quella sociale. Perché tutto questo?

Perché si è dimenticato ciò che è bene e ciò che è male. Non si conosce più la norma assoluta per tale distinzione, vale a dire la legge di Dio. Chi non tiene più conto della legge di Dio, dei Suoi comandamenti, e non li sente più riflessi nella propria coscienza, vive una grande confusione e diventa nemico di se stesso. Bisogna dunque rinnovare e rinvigorire la nostra capacità di discernere il bene dal male. Questo è il modo per respingere e superarele tentazioni.

Può un cristiano, ci chiediamo seriamente, un cristiano vero, essere debole, pauroso, vile, traditore del proprio nome, della propria coscienza, del proprio dovere? Certamente no.

L’autentico cristiano è forte, coraggioso, leale, coerente, eroico se occorre. La vita cristiana, non dimentichiamolo mai, è combattimento e noi dobbiamo essere sempre in grado di distinguere il bene dal male. La vita cristiana, ripetiamo, è lotta: noi dobbiamo essere sempre all’erta in grado di distinguere il bene dal male e decidere. La grande lezione di vita cristiana di questa pagina del Vangelo esige espliciti impegni. Essere anzitutto saggi, cioè riflettere e tenere sempre accesa la lampada dinanzi a noi. Non dobbiamo camminare nell’oscurità, ma portare alto quello splendore che Iddio ha deposto nelle nostre anime e che si chiama coscienza. E il Signore, mercé l’insegnamento di questo dramma delle sue tentazioni, indica un luminoso epilogo: la tentazione e la malvagità, che insidia i nostri passi, si può vincereCon che cosa?

Seguendo la Parola di Dio, con la Sua Grazia, il dominio di sé, che non mancano mai a chi le desidera e cerca. Non dobbiamo avere paura di essere forti. Abbiamo Cristo con noi e per noi

(Paolo VI7 marzo 1965)